venerdì 7 ottobre 2011

Colonia. Il racconto

 4 ottobre 2011, Milano-Colonia

Ore 4: suona la sveglia. E' martedì. E' il giorno. E' il 4 ottobre. Merda. Dopo aver capito come mi chiamo, capisco subito che entro la sera sarei arrivata in Germania, a Colonia, da sola, con il mio tedesco elementare del tipo: scusi,ho molta fame e molto freddo; ho sete; può chiudere la finestra per favore?; grazie, prego, scusi,tornerò..no, quello non so come si dice e non so manco come si dice ho sonno..!!Che disagio..
Partiamo in macchina,io, mia mamma e i mio papà,valigie pesantissime e ansia che non mi facciano pagare il sovrappeso, tipo 200 000 euro al grammo..
Arriviamo in aeroporto,dopo un viaggio pieno di chiacchiere e cartine. Ormai è diventato facile prendere l'aereo,un po' di anni fa non lo era molto,perciò non ero molto agitata,neanche per il volo,che di solito mi porta molte ansie. La valigia grazie al cielo(poi non lo ringrazierò più molto sto cielo..)passa senza costi aggiuntivi al check-in (nonostante mia mamma mi abbia raggiunto corricchiando urlando fortissimo: “ma allora non ti hanno fatto pagare il sovrapprezzo per il peso della valigia???” alché: fuga) e anche il mio mega bagaglio a mano,anch'esso pesantissimo e la mia “borsetta”(5Kg).
Saluti, baci e scambio di orologio tra me e mia mamma visto che mi sono dimenticata il mio a casa -.-. Bhe mi ha fatto piacere,un ricordo in più di casa.
Mi imbarco,già stando attenta a ogni parola tedesca che sento essendoci sul volo passeggeri che tornavano in Germania (NB: ovviamente non capivo nulla...)
Sull'aereo tutto tranquillo,niente sobbalzi o balletti dell'aereo, anzi uno splendido paesaggio montuoso, un dipinto in 3D, STUPENDO, infatti sono stata per un'ora e mezza attaccata al finestrino. Noto subito quando arriviamo in Germania, già solo per l'ordine delle case e dei campi, per i tetti anti.neve,per il verde che splendeva sotto un sole che mi preavvisa il buontempo. Sto cazzo, scendo dall'aereo e mi arriva in faccia una botta di freddo,mi si congelano le sopracciglia,altro che la bella e sospirata umidità che si respira arrivati all'aeroporto di Ibiza...
Bom, sono in Germania, prendo armi e bagagli e pianissimo,perché le valigie sono diventate dei mattoni, mi avvio verso un mezzo di trasporto che mi possa portare a casa. Pago un prezzo assurdo per un biglietto del treno,ovviamente perché ho sbagliato tariffa e arrivo in una stazione della metropolitana, Deutzer-Kalker-Bald, che dovrebbe essere vicina al mio studentato.
I piani erano: con tutto il mio ambaradan mi sistemo in stanza, dopo aver preso le chiavi nell'ufficio dello studentato e mi vado a fare un giro in centro per ambientarmi.
Bene,niente va come mi immagino e comincia la parte che ormai,dopo aver finito le lacrime,posso definire divertente. Premetto una cosa: non si capisce come mai ma in Germania ci sono un casino di scale,per andare ovunque,scale,scale,scale,Km di scaleeeeeee......CON LE VALIGIE. Giuro , è stato traumatico..la schiena a pezzi,le mani sanguinanti,sudatissima,incazzatissima,freddo,tristezza,ansia che le chiavi non ci fossero. Infatti.
Arrivo nella hall di questo palazzo gigantesco,altissimo che si vede fin da Napoli se uno sta un po' attento, entro e...........vuoto. Niente. Nessuno. Grigio. Buio. Pianto. Morte. Io mi immaginavo un bell'ufficio con personale poliglotta e invece un cazzo. Arrivano improvvisamente due angeli che mi dicono qualcosa che non capisco,visto che non riesco neanche a respirare. Capisco a grandi linee che prima di arrivare avrei dovuto chiamare lo studentato negli orari di ufficio(tipo 3 ore a settimana e non esagero) per farmi consegnare le chiavi al mio arrivo. Ok, non l'ho fatto. Mi suggeriscono di chiamare il numero che c'era scritto sulla porta dell'ufficio e per non disturbare,non so chi poi, mi addentro in una stanza e la porta dietro di me si chiude. Merdissima. Mi guardo intorno e capisco di essere nel deposito delle biciclette, mi butto sulla porta che si era appena chiusa e capisco che da dentro non si apre. Cazzo, non c'é via d'uscita,mi è venuto un caldo da menopausa, che è aumentato spegnendo le mie speranze con l'altro capo del telefono visto che stava suonando nell'ufficio chiuso. Che minchia faccio? Non ho una casa, fa freddo, ho fame e sono in culo al mondo,da sola,anzi no,con le valigie. Bene. Telefono a Luca,visto che non ho manco internet e gli chiedo di leggere la mia mail visto che avevo contattato l'ufficio generale di tutti gli studentati per avvertirli. Niente. Zero mail,ancora più depressa visto che non mi ha cagata nessuno proprio. Ok, con calma penso a cosa fare. Decido di sistemarmi in un ostello della gioventù nella stessa zona(che tra me e me ho ribattezzato la bene gioventù dato il costo elevatissimo per notte di questo ostello).
In effetti era bellissimi e c'era una lauta colazione che è stata per due giorni anche il mio pranzo,del tipo che mi imbottivo di cibo fino a cagarmi addosso praticamente. Ok , nella mia camera da ostello piango e piango e piango..sono tristissima. Mi tiro un po' su il morale pensando alla colazione del giorno dopo. Sto nell'ostello per due notti e durante il giorno mi addentro nel centro di Colonia,per altro stupentissimo e nella zone universitaria,anch'essa carina per risolvere i milioni di intrighi burocratici, lo stress è a palla ma mi illumino leggendo un piccolo foglio attaccato alla porta della mia facoltà che indicava un incontro per gli studenti erasmus, il giorno seguente.  

1 commento:

  1. Povera cara! Un po' traumatica come partenza, meno male che le cose sono migliorate! Però, come credo di aver insegnato a Parigi, l'unica frase importante da sapere in ogni lingua è:
    "Dammi un piccolo panino veloce"
    :p

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